Le sculture di Guido
Galletti
Sulla facciata del Santuario, nelle due nicchie a fianco del
portale d'ingresso, trovano posto due grandi sculture in bronzo di Guido Galletti;
un'altra, in marmo, si trova nella cappella. del Seminario carmelitano annesso al
convento.
Galletti è artista troppo noto, specialmente in Liguria, per
doverne illustrare la figura e l'opera. Nato a Londra da genitori italiani, che si
stabilirono a Genova quando lui era ancora bambino, qui ha studiato, insegnato e lavorato sempre con passione, in francescana umiltà, e qui è morto nel marzo del 1977.
Non si contano le opere che sono uscite dalle sue mani,
specialmente sculture in marmo e in bronzo. Sono notissimi il suo "Cristo degli
abissi" collocato sul fondale
della baia di San Fruttuoso di Camogli, il monumento al Padre Santo
nella piazza delle Grazie a Genova, il monumento a Nino Bixio in via Corsica sempre a
Genova, e le opere lasciate nella cattedrale di San Lorenzo: l'altare di san Giovanni
Battista, il monumento al card. Pietro Boetto, la statua di san Giuseppe con Gesù
Bambino, sotto cui ha voluto essere sepolto il Cardinale Giuseppe Siri.
Il suo stile è fedele alla tradizione classica della scultura
italiana, nella scia dei grandi, e nella convinzione che l'arte deve tendere ad esprimere
l'ideale della bellezza morale e fisica, tanto più quando il tema della composizione è
religioso. Ecco perché Galletti è riuscito particolarmente efficace nell'arte sacra;
egli stesso affermò che "l'arte per eccellenza non può essere che sacra".
Profondamente credente, egli cercò di tradurre in forme materiali
il mistero teologico contenuto in ogni soggetto: ardua impresa, che gli riuscì proprio
perché credeva in ciò che esprimeva. "Non si può fare arte sacra se non si ha
religiosità, se non si conosce la vita vissuta sofferta e poi santificata", affermò
giustamente.
Stupisce il risultato che è riuscito a raggiungere: una materia
grezza diventa nelle sue mani docile strumento di un messaggio altamente spirituale e la
sua commossa partecipazione si comunica all'osservatore, invitandolo alla meditazione,
alla preghiera. Le espressioni dei volti delle sue figure sacre sono dolci, umanissime, e
nello stesso tempo da essi spira una austera nobiltà, una solennità sovrumana, una forza
arcana: due aspetti che sembrerebbero opposti tra loro e che solo un vero artista riesce a
conciliare.
Le opere che ha fornito al Santuario di Arenzano sono una chiara
prova di questa sua capacità
San Giuseppe e i bronzi della facciata
La prima opera, in ordine di tempo, è il gruppo di San Giuseppe e
Gesù Adolescente, in marmo bianco, per la cappella del Seminario carmelitano. Eseguito
nel 1953, esso ancora campeggia al centro dell'abside, in una luminosa dorata
nicchia, nella cappella abbellita e rimodernata nel 1973 su disegno dell'arch. Giorgio
Gnudi.
Il tema analizzato dallo scultore è quanto mai adatto a
"parlare" a degli adolescenti che si apprestano a seguire Gesù sulla strada
della vocazione religiosa e sacerdotale.
Gesù avanza sicuro e quasi conduce Giuseppe, che amorosamente lo
circonda della sua protezione paterna: il falegname di Nazareth ha ormai compreso che
Gesù dovrà separarsi da lui per iniziare la sua missione. Il suo compito sta per finire:
Gesù "si deve occupare di quanto riguarda il Padre suo".
Ma quello che ci commuove è l'intensità degli sguardi che si
incontrano: fra loro passa una corrente profonda e delicata di sentimenti, quasi timorosi
di esprimersi, come indicano le mani che appena si toccano. Galletti ha voluto ricordarci
ciò che a volte si dimentica, e cioè che Giuseppe aveva nei confronti di Gesù "un
vero cuore di padre" e così pure Gesù per lui "un vero cuore di figlio".
Che la figura del padre putativo di Gesù sia stata profondamente
simpatica allo scultore genovese, ce lo dimostra la statua in bronzo che si trova nella
nicchia a destra nella facciata della chiesa, fusa dal Galletti insieme a quella della
Madonna che si trova nella nicchia di sinistra, e inaugurate il 3 agosto 1958.
E una figura slanciata, un uomo non vecchio> ma nel pieno
vigore della sua età, che tiene stretto al petto con la destra un giglio e sorregge con
la sinistra una grossa pialla da falegname. Con questi elementi lo scultore ha voluto
presentarci un san Giuseppe pienamente conscio del proprio dovere, come dice Piero
Raimondi autore di una bella pubblicazione sulla scultura di Galletti: "il fiore e lo
strumento di lavoro sono i simboli del suo duplice compito: il lavoro manuale e il
sacrificio spirituale". L'ampio mantello a gonfie pieghe vuole sottolineare la
grandezza morale del Santo Patriarca.
L'iscrizione sulla base della statua riporta l'elogio che di san
Giuseppe fa l'evangelista Matteo: Vir Justus (uomo giusto) (Mt. 1,19)
La statua della Madonna Lumina Plena (Che concepisce il
Verbo) presenta un tema ancora più arduo: si trattava di ritrarre Maria nel momento in
cui, dopo aver ricevuto lannuncio dellAngelo, china il capo nel fiat
del suo consenso, e in quel preciso istante sinizia in lei il concepimento del
Messia. Perciò lo scultore ha visto qui l'incontro delle due volontà: quella divina, che
attraverso lo Spirito Santo, simboleggiato nella leggera e aerea colomba, scende a
fecondare misteriosamente il grembo della Vergine, e quella della Creatura eletta che con
umiltà e fede accoglie in sé il Verbo di Dio. Il gesto delle mani di Maria,
delicatamente protese in avanti come per accogliere un tesoro prezioso e fragile, è
veramente ineffabile e si accorda col volto sublime, che - dice testualmente l'autore -
"ho sognato come una vivente espressione di accorata tenerezza e di infinita
dolcezza". La corona di dodici stelle attorno al capo della Madonna ci ricorda la
radiosa visione dell'apostolo Giovanni nel libro dell'Apocalisse (cap.12) della donna
"avvolta di sole", che la liturgia tradizionalmente riferisce a Maria
Immacolata.