IL CARMELO - PRAGA - ARENZANO
di GIULIO VENTURINI

Il Carmelo

    Una giogaia di piccole vette - staccate dal massiccio della Samaria nel Wädï el-Milh - si protende dal centro della Galilea al Mediterraneo, per formare il promontorio che domina la baia di Acri e il porto di Haifa. La vegetazione, un tempo straordinariamente lussureggiante, esaltata dalla Bibbia (lauri, mirti, querce, tamarindi, cedri, pini, carrubi, lentischi, ecc.) motiva la denominazione ebraica: Carmelo (giardino). Dal Gebei el-Karmel - la denominazione degli arabi - la vista compie ampie e conquidenti panoramiche, dalla biblica pianura di Esdrelon al golfo di Acri, alla distesa del Mediterraneo, per ritornare sulle nevi dell'Hermon.
    Lassù nel IX secolo a.C. il profeta Elia aveva stabilito la propria dimora contemplativa: così il Carmelo si chiamò pure Gebel Mar Elyas (Monte di Sant’Elia). Sul Carmelo risiedette frequentemente pure l'altro famoso profeta del IX secolo a.C.: Eliseo.
    Da allora il Carmelo attirò sempre uomini contemplativi, di ogni estrazione e provenienza. Una successione quasi ininterrotta di eremiti e cenobiti. Il Carmelo esercitò tutto il suo fascino all'epoca delle Crociate. Fu in quegli anni che alcuni contemplativi cristiani latini, si costituirono in comunità, impegnandosi a vivere secondo una Regola, alla quale diede approvazione - probabilmente nel 1209 – sant’Alberto, Patriarca di Gerusalemme dal 1205 al 1214.
    Una Regola assai compendiosa, in cui - oltre ai tipici voti religiosi, dei quali tuttavia soltanto quello di obbedienza ebbe formulazione esplicita - è rimarcata la vita di preghiera e di meditazione, giorno e notte, in un'atmosfera di silenzio, di lunghi periodi di digiuno e di astinenza perpetua dalle carni.
    Erano nati i "Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo", conosciuti più semplicemente come Carmelitani.

    Dopo che il Concilio Lateranense IV (1215) attribuì esclusivamente alla Santa Sede la facoltà di approvare la costituzione dei nuovi Ordini religiosi, per por termine ad alcune contestazioni e prevenirne altre, Onorio III - il 30 giugno 1226 - diede ai Carmelitani l'approvazione pontificia, ulteriormente confermata da Gregorio IX (1229), il quale peraltro proibì qualsiasi forma di proprietà, anche comunitaria, ad eccezione di qualche asino necessario al lavoro e di un po' di pollame.

    L'ideale carmelitano si configurò nella contemplazione, nella solitudine, nella mortificazione, nella devozione alla Madonna: la prima minuscola chiesa eretta dagli eremiti latini presso "la fonte di Elia" fu dedicata alla Vergine.
    Successivamente, le ricorrenti incursioni devastatrici dei Maomettani costrinsero i Carmelitani a prendere la via dell'Europa: la prima comunità si stabilì in Francia, a Valenciennes, nel 1235, cui fece seguito una emigrazione generale, a causa dell'intensificata persecuzione dell'Islam. Finché - con l'esodo definitivo degli eremiti del Carmelo, nel 1291 - l'Ordine cessò di vivere in Terra Santa.
    Neppure in Europa la vita dei Carmelitani fu precisamente rosea, tanto che Innocenzo IV intervenne più volte a proteggere e raccomandare ai vescovi l'accoglienza benevola dei religiosi del Carmelo. Intanto - specialmente dal primo "Capitolo" generale tenutosi in Inghilterra, ad Aylesford, nel 1245 - l'Ordine iniziò un periodo talmente splendido da esser indicato dagli storici come "il secolo d'oro" dei Carmelitani.
    Nelle più importanti città europee furono eretti numerosi conventi. L'attività intellettuale, teologica e filosofica cominciò lentamente, ma incisivamente ad organizzarsi.
    Peraltro le nuove condizioni di vita occidentale suggerirono opportuni adattamenti della Regola, che ebbe quindi una nuova approvazione, il 10 ottobre del 1247, dallo stesso Innocenzo IV.

    Quarant'anni dopo i Carmelitani sostituivano le loro "cappe barrate" con le "cappe bianche", su autorizzazione di Onorio IV, che sanciva la decisione presa nel Capitolo generale svoltosi a Montpellier, appunto nel 1287.
    Intanto si andarono susseguendo altre riforme e mitigazioni della Regola, in ordine alle sempre crescenti esigenze di apostolato attivo ed in relazione alle alterne situazioni di rigoglio o di decadenza della vita religiosa.
    La seconda metà del secolo XV registrò l'affermazione vigorosa del cosiddetto Secondo Ordine Carmelitano, ossia del ramo femminile, ad opera del beato Giovanni Soreth, priore generale. E pure di quel tempo l'organizzazione del gruppo di confratelli secolari che successivamente avrebbero costituito il Terz’Ordine.

    Fu da un monastero femminile di Spagna che ebbe origine la riforma più decisiva dei Carmelitani: dal monastero dell'Incarnazione, ad Avila. Vi era entrata nel 1536 Teresa di Ahumada, la quale propose ben presto di ritornare all'osservanza della primitiva Regola approvata da Innocenzo IV. Con l'autorizzazione di Pio IV, nel 1562, fondò il convento di San Giuseppe, ad Avila, nel quale fecero ingresso le prime quattro novizie della riforma.
    Erano gli anni del Concilio di Trento. Instancabile, dotata di fervore travolgente e di ingegno straordinario, Teresa di Gesù - tale fu da quel momento il nome della mistica di Avila - continuò a percorrere la Spagna, fondando comunità carmelitane, secondo il nuovo spirito.
    Sotto il suo impulso la riforma passo pure all'Ordine maschile. Nacquero così i Carmelitani Scalzi o Teresiani. Il primo carmelitano scalzo fu san Giovanni della Croce, che divenne un collaboratore di grande importanza nella formazione dei primi seguaci di santa Teresa.
    Si cominciò ad avere particolare devozione per il mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio, soprattutto il momento della nascita e dell'infanzia. Le esperienze mistiche della Santa di Avila affinarono, sublimarono il suo amore verso l'umanità di Cristo.
    La scultura del Bernini, che si ammira nella chiesa di Santa Maria della Vittoria, a Roma, giudicata da qualcuno "troppo sensuale", rappresenta invece, con estrema aderenza alla realtà, l'estasi amorosa della grande mistica spagnola.

    La Santa di Avila volle sempre avere presso di sé la statua di Gesù Bambino. Quella tangibile rappresentazione doveva avere lo scopo di ricordare e sollecitare la meditazione, l'umiltà, la mortificazione, la rinuncia, soprattutto l'amore improntato a profonda tenerezza, quale può suggerire la contemplazione del Bimbo divino.
    Più volte santa Teresa fu vista prendere fra le braccia la statuetta di Gesù Bambino per mettersi gioiosamente a danzare insieme alle consorelle, cantando con appassionata commozione, arie popolari come questa:
   

"Véante mis ojos,
Dulce Jesùs bueno:
Véante mis ojos
Y muérame yo luego"

"Ti vedano i miei occhi,
Dolce Gesù buono:
Ti vedano i miei occhi
E poi muoia pure".

    Durante i giorni dell'Avvento e delle solennità natalizie in particolare era un incalzare di funzioni semplici e suggestive attorno alla piccola statua di Gesù Bambino. Una consuetudine tuttora viva nei monasteri teresiani.
    Non minor intensità è rilevabile nella devozione di san Giovanni della Croce. In un'estasi, che restò famosa, al convento di Granada, il Santo prese in braccio la statuetta dinanzi alla quale stava in preghiera e cominciò a danzare cantando sull'aria di una canzoncina popolare:

"Mi dulce y tierno Jesus,
Si amores me han de matar,
Agora tienen lugar".

"Mio dolce e soave Gesù,
Se l'amore deve uccidermi,
Questo è il momento".

    Fatti che possono lasciar perplessi, se non si tiene conto dell'epoca, della singolare personalità dei protagonisti, della loro splendida semplicità, delle loro straordinarie esperienze mistiche.
    Né si può pensare che l'uso delle statuette di Gesù Bambino fosse - e sia - un elemento di superstizione o, quanto meno, di infantilismo: la raffigurazione sensibile vuole essere semplicemente un richiamo, un sollecito alla spiritualità interiore, giacché la creatura umana, qualunque sia lo stadio di perfezione spirituale cui è giunta, ha sempre bisogno anche di elementi sensibili.
    Infatti san Giovanni della Croce, mentre afferma che l'anima contemplativa deve distaccarsi dall'immagine sensibile per arrivare alla vita interiore più genuina, precisa: "Io non dico che le immagini non siano necessarie e che non si debbano venerare; faccio soltanto notare la differenza che vi è tra esse e Dio, e la necessità di passare attraverso esse, senza trovarne impedimento, per giungere alla realtà vivente, senza quindi fermarvisi sopra più di quanto basti per andare allo spirituale" (Salita del monte Carmelo, 3.15, 2). Ossia la devozione non è proiettata sulla immagine, ma, superandola, sulla realtà soprannaturale che essa richiama.
    In ogni nuovo convento carmelitano doveva essere presente, allo scopo, una piccola statua di Gesù Bambino.
    Sono pertanto numerose le sculture, di mano spagnola, del secolo XVI, che ancor oggi si possono ammirare, distinte da caratteristici titoli, i quali le ricollegano a peculiari circostanze.
    Il "Gesù Bambino di Avila" è la più antica statua e quindi viene detta El Mayorazgo - il primogenito.

EI Peregrinito - il piccolo pellegrino - è chiamato il "Gesù Bambino di Valladolid", dono di santa Teresa alla ven. Anna di san Giuseppe.

EI Fundador - il fondatore - pure dono di santa Teresa alla ven. Anna di sant'Agostino, è a Villanueva de la Jara (Cuenca).

    A Ubeda (Jaén) si conserva la statuetta del "Gesù Bambino seduto" che fu presa in braccio da san Giovanni della Croce nell'estasi menzionata.   Il "Gesù Bambino di Granada e caratteristico perché tiene in mano le nacchere.

EI Parlero - il parlatore - è il titolo dato alla scultura di Toledo, perché avrebbe parlato alla ven. Maria di Gesù.

    Pure a Toledo si ammira Ei Lioroncito - il piangente - così chiamato perché si narra abbia pianto amaramente alla partenza di santa Teresa.
    A Cordova si trovano El Niño de la ovejita - il Bambino con la pecorella - ed Ei Tornerito - il piccolo della "ruota" (la tipica apertura girevole ad armadio propria della "clausura" dei monasteri).
    Statuette di Gesù Bambino si trovano ancora a Siviglia, Segovia, Valladolid, Burgos ed in altri luoghi che furono testimoni della incipiente spiritualità teresiana nella Penisola Iberica.
    Santa Teresa di Gesù morì il 4 ottobre 1582. Due anni dopo i Carmelitani Scalzi varcarono i confini della Spagna. Cominciava l'espansione in tutte le altre nazioni europee.
    Nel 1584 il P. Nicolò Doria fondò a Genova il convento di Sant'Anna: era la prima comunità di Carmelitani Scalzi in Italia.
    In autonomia dai confratelli spagnoli, nel 1617 furono costituite le prime sei province extraiberiche: Genova, Roma, Lombardia, Polonia, Francia, Belgio.
    Ovunque arrivarono i Carmelitani Scalzi furono insediate piccole statue di Gesù Bambino e ne germogliò la devozione.
    Particolarmente apprezzabili quelle - tutte del secolo XVII - che ancora si cust6-discono a Lovanio, Bruxelles, Anversa, Vienna, (Dòbling), Tournai (Doornik), Tours, Beaune (Francia), Parma, Firenze.

 

Praga

    A Praga l'Ordine dei Carmelitani Scalzi giunse in occasione della famosa "Guerra dei trent'anni", nella quale erano contrapposti cattolici e protestanti, ovviamente non soltanto per motivi puramente religiosi.
    Nel 1620 si svolse la celebre battaglia della "Montagna Bianca", presso Praga, con la vittoria dei cattolici, guidati dal duca Massimiliano di Baviera, capo dell'esercito dell'Imperatore d'Austria Ferdinando Il.
    Il felice esito del combattimento fu ascritto, oltre che alle armi - in realtà decisamente impari - alla protezione della Madonna, l'immagine della quale - un Presepio devoto, anche se dalle linee piuttosto rozze - era stata portata nel turbinio della battaglia mentre una voce esortava con energia e convincimento ad invocare la Vergine. La voce era del vecchio ed infermo ven. P. Domenico di Gesù Maria, già superiore generale dei Carmelitani Scalzi, giunto appositamente da Roma - in qualità di Legato pontificio di Paolo V - su richiesta del duca Massimiliano di Baviera, che aveva avuto modo di apprezzarne la vivida spiritualità
    L'imperatore Ferdinando Il, in esecuzione di una promessa espressa prima della battaglia, consentì e caldeggiò la fondazione di conventi carmelitani nel suo territorio.
    Lo stesso P. Domenico di Gesù Maria ebbe incarico di costituire la comunità di Praga, per la quale Ferdinando Il fece dono, nel 1624, di alcune case che servissero da convento e di una chiesa - proprietà in precedenza dei protestanti - che, successivamente ampliata, venne denominata Santa Maria della Vittoria, in memoria dell'episodio della "Montagna bianca".
    Una bella chiesa, dalle sobrie linee secentesche, proprio nel cuore della vecchia
    capitale boema: nel rione di "Malà Strana" (quartiere piccolo) - sulla strada che ancor oggi è denominata "Karmelitska' ulice" (via dei Carmelitani), cui sovrasta l'imponente costruzione di Hradéany, col palazzo imperiale e la cattedrale di San Vito - sulla riva sinistra della Vltava, la Moldava, immortalata dalla icastica musica di Federico Smetana, la casa del quale sta di fronte sulla sponda opposta; a pochi passi il Ponte Carlo, con le sue massicce arcate grigie e le sue statue scurite dal tempo; sull'altra riva le caratteristiche cuspidi delle guglie e della chiesa di Santa Maria di Tyn, al limitare del grande piazzale di "Staré Mésto" (vecchia città).
    Anche il Carmelo di Praga ebbe "il suo Gesù Bambino, il quale avrebbe poi avuto una fama tale da eclissare quella delle statue degli altri conventi teresiani, sia per la singolare provenienza, sia per la eccezionale copiosità di miracoli che si registrarono.
    Era - ed è - una statuetta in cera, di poco meno di mezzo metro, abbigliata con abiti alla foggia spagnola del secolo XVII.
    Pervenne al convento di Santa Maria della Vittoria, un imprecisato giorno del 1628, come dono della principessa Polissena Lobkowitz: "Vi offro, padre - disse al padre priore, secondo il resoconto della cronaca che registrò l' avvenimento - quanto ho di più caro al mondo. Onorate questo Gesù Bambino e state certo che, sino a quando lo terrete in venerazione, nulla potrà mancarvi".
    La statuetta costituiva infatti per la principessa Polissena un ricordo particolarmente caro: l'aveva avuta dalla madre, Donna Maria Mann'quez de Lara, come regalo di nozze.
    I Carmelitani Scalzi di Praga ebbero così la possibilità di continuare ad esprimere la particolare forma di devozione, caratteristica della spiritualità teresiana.
    La statua venne collocata nella cappella interna della clausura del convento. Fu davanti a quella statua che, nei giorni del Natale del 1629, P. Cirillo della Madre di Dio - un novizio già sacerdote - dopo lancinanti pene interiori, che avevano tormentato la sua fede e la sua dedizione a Dio, riebbe la serenità del cuore in maniera prodigiosamente repentina. Da quel momento P. Cirillo sarebbe diventato l'entusiasta ed infaticabile apostolo della devozione al "Santo Bambino Gesù di Praga".
    Sennonché P. Cirillo, dopo poco tempo, dovette trasferirsi a Monaco di Baviera insieme agli altri novizi. Nel frattempo Praga venne nuovamente occupata dagli Ugonotti, i quali, nella sistematica profanazione di chiese e monasteri, non tralasciarono di fare irruzione pure nel convento di Santa Maria della Vittoria.
    La statuetta del Santo Bambino - dopo aver avuto le mani mozzate - venne gettata in un mucchio di rottami e spazzatura.
    Nel ciarpame il Gesù Bambino restò per sette anni: sino al giorno in cui P. Cirillo tornando ancora a Praga ne fece ricerca e, trovatolo, lo rese alla venerazione dei confratelli.
    In uno dei momenti che frequentissimamente dedicava alla preghiera dinanzi al suo Gesù Bambino, P. Cirillo - nel 1637 - ebbe la convinzione di udire una voce implorante: "Abbiate pietà di me ed io avrò pietà di voi. Ridatemi le manine mozzate dagli eretici". Quindi la voce aggiunse promettente: "Quanto più voi mi onorerete tanto più io vi favorirò".
    Dopo non poche difficoltà - dovute soprattutto alla situazione di indigenza dei Carmelitani di Praga - P. Cirillo riuscì a far sì che la statua del Santo Bambino fosse restaurata ed anzi avesse un'apposita cappella, benedetta il 14 gennaio 1644.
    Intanto le grazie celesti, nonché i miracoli che andarono verificandosi in seguito a preghiere rivolte al Santo Bambino, diventarono ben numerosi e si imposero all'attenzione. Persino l'imperatore Ferdinando III si recò a Santa Maria della Vittoria in pellegrinaggio di ringraziamento per i benefici che ritenne d'aver ottenuto da Gesù Bambino. Come pure - più tardi - l'imperatrice Maria Teresa. Toccò alla chiesa di Solnitz, presso Reichenau, il privilegio della prima riproduzione - una scultura in legno - del Santo Bambino, nel 1647, a ricordo delle particolari grazie ricevute dai Carmelitani Scalzi e dalla popolazione del luogo.
    Il 26 luglio 1651 la prima approvazione ufficiale della devozione al Santo Bambino di Praga. Il Superiore Generale dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi, P. Francesco del Santissimo Sacramento, in occasione della visita canonica compiuta al convento di Santa Maria della Vittoria, stilò un decreto, con il quale non solo riconosceva la legittimità e la ortodossia della devozione praghese, ma dava permesso ed esortazione a diffonderla.
    E Gesù Bambino di Praga fu solennemente incoronato, per le mani del vescovo ausiliare mons. Giuseppe de Corti, la domenica 4 aprile 1655. Quindi, l'anno successivo, la statuetta ebbe nuova collocazione in una cappella attigua alla chiesa di Santa Maria della Vittoria, allo scopo di permettere l'afflusso dei numerosi fedeli che pellegrinavano in venerazione del Santo Bambino. Ma pure tale sistemazione si sarebbe rivelata non adeguata.
    Quando, il 4 febbraio 1675, P. Cirillo mori, la devozione, di cui s'era fatto indefesso promotore, aveva già una storia documentata di soprannaturali interventi, ad ogni livello. La storica traslazione del Gesù Bambino sull'altare apposito in Santa Maria della Vittoria si effettuò il 13 gennaio 1741.
    Là, su quell'altare - il secondo a destra - il Santo Bambino di Praga sta ancor oggi. Mentre la chiesa - per decreto del card. Giuseppe Beran - ha ora il titolo di Santa Maria del Bambino Gesù di Praga.
    Da Praga la devozione si diffuse in Europa e nel mondo. L'antica impostazione teresiana dell'adorazione dell'umanità di Gesù Bambino si concretizzò in devozione al Santo Bambino di Praga. E le riproduzioni della famosa statuetta portarono la presenza del "Piccolo Re" in ogni comunità carmelitana.
     

Arenzano

    L'affermazione ufficiale in Italia di questa devozione è opera dei padri Carmelitani Scalzi di Milano, i quali la vigilia di sant'Ambrogio del 1895, chiedono all'arcivescovo card. Andrea C. Ferrari, l'autorizzazione di introdurla nella chiesa del "Corpus Domini" dove viene collocata la prima effigie del Santo Bambino.
    Ma il ruolo di "nuova Praga" sarebbe toccato alla cittadina ligure di Arenzano.
    Nella cappella provvisoria del convento dei Carmelitani Scalzi - fondato nel 1889  - il priore, P. Giovanni della Croce, il 25 settembre 1900, collocò, sotto la statua della Madonna del Carmine, un piccolo quadro oleografico di Gesù Bambino di Praga.
    Da quel giorno la venerazione dei fedeli e la risposta soprannaturale di grazie furono tali da imporre presto la sostituzione del quadretto con una statua - facsimile di quella praghese - che venne donata dalla marchesa Delfina Gavotti di Savona e benedetta il 2 giugno 1902 dal P. Giovanni della Croce.
    L'inattesa affluenza di fedeli ispirò, a brevissima distanza, l'erezione di un santuario adeguato.
    L'architetto Luigi Guglielmo Ca mogli, di Varazze, stese il progetto e - il 16 ottobre 1904 - la prima pietra del santuario scendeva nell'apposito scavo.
    Quattro anni di lavori e - il 6 settembre 1908 - la solenne inaugurazione del tempio ligure dedicato a Gesù Bambino di Praga, con la benedizione del vescovo carmelitano mons. Alessandro Zanecchia Ginetti.
    La costruzione venne offerta simbolicamente a Pio X, del quale ricorreva il cinquantennio di sacerdozio: un atto di delicata gratitudine al Papa, che già con due Brevi, nel 1903 e nel 1904, aveva conferito alla devozione formale approvazione pontificia ed accordate particolari indulgenze alla "Confraternita del Santo Bambino Gesù di Praga" che si era costituita ad Arenzano.
    Al termine della prima guerra mondiale, attiguo al santuario sorse il campanile, che fu inaugurato nel 1920.
    Intanto la prima statua di Gesù Bambino, dono della marchesa Delfina Gavotti, veniva sostituita da una scultura in legno poco più alta, che tuttora si venera nel santuario.
    E la stessa effigie che il 7 settembre 1924, su decreto del Capitolo Vaticano, venne solennemente incoronata dal card. Raffaele Merry del VaI. La corona era stata benedetta personalmente da Pio XI il 4 agosto precedente.
    Il 1928 registrò la solenne consacrazione del tempio, da parte di mons. Giacomo De Amicis, vementre Pio XI conferì il titolo di "basilica minore", con "tutte le prerogative, onori, privilegi, indulti, annessi alle chiese di tal titolo e che per diritto O per consuetudine competono".
    Negli anni successivi la generosità dei pellegrini consentì l'esecuzione di notevoli lavori di ampliamento e decorazione del santuario, sotto la direzione dell'architetto Giuseppe Castellucci.
    La devozione a Gesù Bambino di Praga, trovò nel santuario di Arenzano il suo nuovo epicentro: si diffuse ovunque, in ogni strato di fedeli, ottenendo non poche e non trascurabili grazie, talora autentici miracoli. Un autorevole consuntivo, in proposito, venne fatto dal card. Dalmazio Minoretti, arcivescovo di Genova, quando - il 5 settembre 1937 - diede la benedizione alla colonna eretta sul piazzale antistante il santuario a ricordo del terzo centenario della promessa di Gesù Bambino al venerabile P. Cirillo: "PIÙ VOI MI ONORERETE, PIÙ IO VI FAVORIRÒ".

    Nel 1962 fu deciso un ulteriore ampliamento del tempio di Arenzano, allo scopo di consentire una maggiore e più funzionale ricettività del crescente afflusso di pellegrini. Il progetto - affidato all'architetto Sandro Bigliani e all'ingegner Renzo Canobbio - ebbe completa realizzazione nel 1966. L'inaugurazione delle nuove opere vide la presenza e la benedizione dell'arcivescovo di Praga, il card. Giuseppe Beran.
    Il 31 agosto 1968 il Santuario venne riconsacrato dall'arcivescovo di Genova, card. Giuseppe Siri che, nel 1924, aveva partecipato, da chierico, alla cerimonia della solenne incoronazione. E lo stesso cardinale ha presieduto, il 1 settembre 1974, le celebrazioni liturgiche in occasione del cinquantesimo anniversario dell'incoronazione. Artisti contemporanei, nei vari momenti dell'esistenza del santuario, hanno contribuito, con le loro opere, al suggestivo richiamo del tempio. Gesù Bambino ha un trono degno.
    L'antico Carmelo rivive e rifulge su questa sponda dello stesso mare: nuova oasi della spiritualità di santa Teresa di Gesù.


Santuario Gesù Bambino di Praga

Piazza S.Bambino, 1 - 16011 ARENZANO (Italy)
e-mail: santuario@gesubambino.org

 

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