IL CARMELO - PRAGA -
ARENZANO
di GIULIO VENTURINI
Il Carmelo
Una giogaia di piccole vette -
staccate dal massiccio della Samaria nel Wädï el-Milh - si protende dal centro della
Galilea al Mediterraneo, per formare il promontorio che domina la baia di Acri e il porto
di Haifa. La vegetazione, un tempo straordinariamente lussureggiante, esaltata dalla
Bibbia (lauri, mirti, querce, tamarindi, cedri, pini, carrubi, lentischi, ecc.) motiva la
denominazione ebraica: Carmelo (giardino). Dal Gebei el-Karmel - la
denominazione degli arabi - la vista compie ampie e conquidenti panoramiche, dalla biblica
pianura di Esdrelon al golfo di Acri, alla distesa del Mediterraneo, per ritornare sulle
nevi dell'Hermon.
Lassù nel IX secolo a.C. il profeta Elia aveva
stabilito la propria dimora contemplativa: così il Carmelo si chiamò pure Gebel Mar
Elyas (Monte di SantElia). Sul Carmelo risiedette frequentemente pure l'altro
famoso profeta del IX secolo a.C.: Eliseo.
Da allora il Carmelo attirò sempre uomini
contemplativi, di ogni estrazione e provenienza. Una successione
quasi ininterrotta di eremiti e cenobiti. Il Carmelo esercitò tutto il suo fascino
all'epoca delle Crociate. Fu in quegli anni che alcuni contemplativi cristiani latini, si
costituirono in comunità, impegnandosi a vivere secondo una Regola, alla quale diede
approvazione - probabilmente nel 1209 santAlberto, Patriarca di Gerusalemme
dal 1205 al 1214.
Una Regola assai compendiosa, in cui - oltre ai
tipici voti religiosi, dei quali tuttavia soltanto quello di obbedienza ebbe formulazione
esplicita - è rimarcata la vita di preghiera e di meditazione, giorno e notte, in
un'atmosfera di silenzio, di lunghi periodi di digiuno e di astinenza perpetua dalle
carni.
Erano nati i "Fratelli della Beata Vergine
Maria del Monte Carmelo", conosciuti più semplicemente come Carmelitani.
Dopo che il Concilio Lateranense IV (1215) attribuì
esclusivamente alla Santa Sede la facoltà di approvare la costituzione dei nuovi Ordini
religiosi, per por termine ad alcune contestazioni e prevenirne altre, Onorio III - il 30
giugno 1226 - diede ai Carmelitani l'approvazione pontificia, ulteriormente confermata da
Gregorio IX (1229), il quale peraltro proibì qualsiasi forma di proprietà, anche
comunitaria, ad eccezione di qualche asino necessario al lavoro e di un po' di pollame.
L'ideale carmelitano si configurò nella
contemplazione, nella solitudine, nella mortificazione, nella devozione alla Madonna: la
prima minuscola chiesa eretta dagli eremiti latini presso "la fonte di Elia" fu
dedicata alla Vergine.
Successivamente, le ricorrenti incursioni
devastatrici dei Maomettani costrinsero i Carmelitani a prendere la via dell'Europa: la
prima comunità si stabilì in Francia, a Valenciennes, nel 1235, cui fece seguito una
emigrazione generale, a causa dell'intensificata persecuzione dell'Islam. Finché - con
l'esodo definitivo degli eremiti del Carmelo, nel 1291 - l'Ordine cessò di vivere in
Terra Santa.
Neppure in Europa la vita dei Carmelitani fu
precisamente rosea, tanto che Innocenzo IV intervenne più volte a proteggere e
raccomandare ai vescovi l'accoglienza benevola dei religiosi del Carmelo. Intanto -
specialmente dal primo "Capitolo" generale tenutosi in Inghilterra, ad
Aylesford, nel 1245 - l'Ordine iniziò un periodo talmente splendido da esser indicato
dagli storici come "il secolo d'oro" dei Carmelitani.
Nelle più importanti città europee furono
eretti numerosi conventi. L'attività intellettuale, teologica e filosofica cominciò
lentamente, ma incisivamente ad organizzarsi.
Peraltro le nuove condizioni di vita occidentale
suggerirono opportuni adattamenti della Regola, che ebbe quindi una nuova approvazione, il
10 ottobre del 1247, dallo stesso Innocenzo IV.
Quarant'anni dopo i Carmelitani sostituivano le loro
"cappe barrate" con le "cappe bianche", su autorizzazione di Onorio
IV, che sanciva la decisione presa nel Capitolo generale svoltosi a Montpellier, appunto
nel 1287.
Intanto si andarono susseguendo altre riforme e
mitigazioni della Regola, in ordine alle sempre crescenti esigenze di apostolato attivo ed
in relazione alle alterne situazioni di rigoglio o di decadenza della vita religiosa.
La seconda metà del secolo XV registrò
l'affermazione vigorosa del cosiddetto Secondo Ordine Carmelitano, ossia del ramo
femminile, ad opera del beato Giovanni Soreth, priore generale. E pure di quel tempo
l'organizzazione del gruppo di confratelli secolari che successivamente avrebbero
costituito il TerzOrdine.
Fu da un monastero femminile di Spagna che ebbe
origine la riforma più decisiva dei Carmelitani: dal monastero dell'Incarnazione, ad
Avila. Vi era entrata nel 1536 Teresa di Ahumada, la quale propose ben presto di ritornare
all'osservanza della primitiva Regola approvata da Innocenzo IV. Con l'autorizzazione di
Pio IV, nel 1562, fondò il convento di San Giuseppe, ad Avila, nel quale fecero
ingresso le prime quattro novizie della riforma.
Erano gli anni del Concilio di Trento.
Instancabile, dotata di fervore travolgente e di ingegno straordinario, Teresa di Gesù -
tale fu da quel momento il nome della mistica di Avila - continuò a percorrere la Spagna,
fondando comunità carmelitane, secondo il nuovo spirito.
Sotto il suo impulso la riforma passo pure
all'Ordine maschile. Nacquero così i Carmelitani Scalzi o Teresiani. Il
primo carmelitano scalzo fu san Giovanni della Croce, che divenne un collaboratore di
grande importanza nella formazione dei primi seguaci di santa Teresa.
Si cominciò ad avere particolare devozione per
il mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio, soprattutto il momento della nascita e
dell'infanzia. Le esperienze mistiche della Santa di Avila affinarono, sublimarono il suo
amore verso l'umanità di Cristo.
La scultura del Bernini, che si ammira nella
chiesa di Santa Maria della Vittoria, a Roma, giudicata da qualcuno "troppo
sensuale", rappresenta invece, con estrema aderenza alla realtà, l'estasi amorosa
della grande mistica spagnola.
La Santa di Avila volle sempre avere presso di sé
la statua di Gesù Bambino. Quella tangibile rappresentazione doveva avere lo scopo di
ricordare e sollecitare la meditazione, l'umiltà, la mortificazione, la rinuncia,
soprattutto l'amore improntato a profonda tenerezza, quale può suggerire la
contemplazione del Bimbo divino.
Più volte santa Teresa fu vista prendere fra le
braccia la statuetta di Gesù Bambino per mettersi gioiosamente a danzare insieme alle
consorelle, cantando con appassionata commozione, arie popolari come questa:
"Véante mis ojos,
Dulce Jesùs bueno:
Véante mis ojos
Y muérame yo luego"
"Ti vedano i miei occhi,
Dolce Gesù buono:
Ti vedano i miei occhi
E poi muoia pure".
Durante i giorni dell'Avvento e delle solennità
natalizie in particolare era un incalzare di funzioni semplici e suggestive attorno alla
piccola statua di Gesù Bambino. Una consuetudine tuttora viva nei monasteri teresiani.
Non minor intensità è rilevabile nella
devozione di san Giovanni della Croce. In un'estasi, che restò famosa, al convento di
Granada, il Santo prese in braccio la statuetta dinanzi alla quale stava in preghiera e
cominciò a danzare cantando sull'aria di una canzoncina popolare:
"Mi dulce y tierno Jesus,
Si amores me han de matar,
Agora tienen lugar".
"Mio dolce e soave Gesù,
Se l'amore deve uccidermi,
Questo è il momento".
Fatti che possono lasciar perplessi, se non si tiene
conto dell'epoca, della singolare personalità dei protagonisti, della loro splendida
semplicità, delle loro straordinarie esperienze mistiche.
Né si può pensare che l'uso delle statuette di
Gesù Bambino fosse - e sia - un elemento di superstizione o, quanto meno, di
infantilismo: la raffigurazione sensibile vuole essere semplicemente un richiamo, un
sollecito alla spiritualità interiore, giacché la creatura umana, qualunque sia lo
stadio di perfezione spirituale cui è giunta, ha sempre bisogno anche di elementi
sensibili.
Infatti san Giovanni della Croce, mentre afferma
che l'anima contemplativa deve distaccarsi dall'immagine sensibile per arrivare alla vita
interiore più genuina, precisa: "Io non dico che le immagini non siano necessarie e
che non si debbano venerare; faccio soltanto notare la differenza che vi è tra esse e
Dio, e la necessità di passare attraverso esse, senza trovarne impedimento, per giungere
alla realtà vivente, senza quindi fermarvisi sopra più di quanto basti per andare allo
spirituale" (Salita del monte Carmelo, 3.15, 2). Ossia la devozione non è
proiettata sulla immagine, ma, superandola, sulla realtà soprannaturale che essa
richiama.
In ogni nuovo convento carmelitano doveva essere
presente, allo scopo, una piccola statua di Gesù Bambino.
Sono pertanto numerose le sculture, di mano
spagnola, del secolo XVI, che ancor oggi si possono ammirare, distinte da caratteristici
titoli, i quali le ricollegano a peculiari circostanze.
Il "Gesù Bambino di Avila" è la più
antica statua e quindi viene detta El Mayorazgo - il primogenito.
EI Peregrinito - il piccolo
pellegrino - è chiamato il "Gesù Bambino di Valladolid", dono di santa Teresa
alla ven. Anna di san Giuseppe.
EI Fundador - il fondatore - pure
dono di santa Teresa alla ven. Anna di sant'Agostino, è a Villanueva de la Jara (Cuenca).
A Ubeda (Jaén) si conserva la statuetta del
"Gesù Bambino seduto" che fu presa in braccio da san Giovanni della Croce
nell'estasi menzionata. Il "Gesù Bambino di
Granada e caratteristico perché tiene in mano le nacchere.
EI Parlero - il parlatore - è il
titolo dato alla scultura di Toledo, perché avrebbe parlato alla ven. Maria di Gesù.
Pure a Toledo si ammira Ei Lioroncito - il
piangente - così chiamato perché si narra abbia pianto amaramente alla partenza di santa
Teresa.
A Cordova si trovano El Niño de la ovejita -
il Bambino con la pecorella - ed Ei Tornerito - il piccolo della
"ruota" (la tipica apertura girevole ad armadio propria della
"clausura" dei monasteri).
Statuette di Gesù Bambino si trovano ancora a
Siviglia, Segovia, Valladolid, Burgos ed in altri luoghi che furono testimoni della
incipiente spiritualità teresiana nella Penisola Iberica.
Santa Teresa di Gesù morì il 4 ottobre 1582.
Due anni dopo i Carmelitani Scalzi varcarono i confini della Spagna. Cominciava
l'espansione in tutte le altre nazioni europee.
Nel 1584 il P. Nicolò Doria fondò a Genova il
convento di Sant'Anna: era la prima comunità di Carmelitani Scalzi in Italia.
In autonomia dai confratelli spagnoli, nel 1617
furono costituite le prime sei province extraiberiche: Genova, Roma, Lombardia, Polonia,
Francia, Belgio.
Ovunque arrivarono i Carmelitani Scalzi furono
insediate piccole statue di Gesù Bambino e ne germogliò la devozione.
Particolarmente apprezzabili quelle - tutte del
secolo XVII - che ancora si cust6-discono a Lovanio, Bruxelles, Anversa, Vienna,
(Dòbling), Tournai (Doornik), Tours, Beaune (Francia), Parma, Firenze.
Praga
A Praga l'Ordine dei Carmelitani Scalzi
giunse in occasione della famosa "Guerra dei trent'anni", nella quale erano
contrapposti cattolici e protestanti, ovviamente non soltanto per motivi puramente
religiosi.
Nel 1620 si svolse la celebre battaglia della
"Montagna Bianca", presso Praga, con la vittoria dei cattolici, guidati dal duca
Massimiliano di Baviera, capo dell'esercito dell'Imperatore d'Austria Ferdinando Il.
Il felice esito del combattimento fu ascritto,
oltre che alle armi - in realtà decisamente impari - alla protezione della Madonna,
l'immagine della quale - un Presepio devoto, anche se dalle linee piuttosto rozze - era
stata portata nel turbinio della battaglia mentre una voce esortava con energia e
convincimento ad invocare la Vergine. La voce era del vecchio ed infermo ven. P. Domenico
di Gesù Maria, già superiore generale dei Carmelitani Scalzi, giunto appositamente da
Roma - in qualità di Legato pontificio di Paolo V - su richiesta del duca Massimiliano di
Baviera, che aveva avuto modo di apprezzarne la vivida spiritualità
L'imperatore Ferdinando Il, in esecuzione di una
promessa espressa prima della battaglia, consentì e caldeggiò la fondazione di conventi
carmelitani nel suo territorio.
Lo stesso P. Domenico di Gesù Maria ebbe
incarico di costituire la comunità di Praga, per la quale Ferdinando Il fece dono, nel
1624, di alcune case che servissero da convento e di una chiesa - proprietà in precedenza
dei protestanti - che, successivamente ampliata, venne denominata Santa Maria della
Vittoria, in memoria dell'episodio della "Montagna bianca".
Una bella chiesa, dalle sobrie linee
secentesche, proprio nel cuore della vecchia
capitale boema: nel rione di "Malà
Strana" (quartiere piccolo) - sulla strada che ancor oggi è denominata
"Karmelitska' ulice" (via dei Carmelitani), cui sovrasta l'imponente costruzione
di Hradéany, col palazzo imperiale e la cattedrale di San Vito - sulla riva sinistra
della Vltava, la Moldava, immortalata dalla icastica musica di Federico Smetana, la casa
del quale sta di fronte sulla sponda opposta; a pochi passi il Ponte Carlo, con le sue
massicce arcate grigie e le sue statue scurite dal tempo; sull'altra riva le
caratteristiche cuspidi delle guglie e della chiesa di Santa Maria di Tyn, al limitare del
grande piazzale di "Staré Mésto" (vecchia città).
Anche il Carmelo di Praga ebbe "il suo
Gesù Bambino, il quale avrebbe poi avuto una fama tale da eclissare quella delle statue
degli altri conventi teresiani, sia per la singolare provenienza, sia per la eccezionale
copiosità di miracoli che si registrarono.
Era - ed è - una statuetta in cera, di poco
meno di mezzo metro, abbigliata con abiti alla foggia spagnola del secolo XVII.
Pervenne al convento di Santa Maria della
Vittoria, un imprecisato giorno del 1628, come dono della principessa Polissena Lobkowitz:
"Vi offro, padre - disse al padre priore, secondo il resoconto della cronaca che
registrò l' avvenimento - quanto ho di più caro al mondo. Onorate questo Gesù Bambino e
state certo che, sino a quando lo terrete in venerazione, nulla potrà mancarvi".
La statuetta costituiva infatti per la
principessa Polissena un ricordo particolarmente caro: l'aveva avuta dalla madre, Donna
Maria Mann'quez de Lara, come regalo di nozze.
I Carmelitani Scalzi di Praga ebbero così la
possibilità di continuare ad esprimere la particolare forma di devozione, caratteristica
della spiritualità teresiana.
La statua venne collocata nella cappella interna
della clausura del convento. Fu davanti a quella statua che, nei giorni del Natale del
1629, P. Cirillo della Madre di Dio - un novizio già sacerdote - dopo lancinanti pene
interiori, che avevano tormentato la sua fede e la sua dedizione a Dio, riebbe la
serenità del cuore in maniera prodigiosamente repentina. Da quel momento P. Cirillo
sarebbe diventato l'entusiasta ed infaticabile apostolo della devozione al "Santo
Bambino Gesù di Praga".
Sennonché P. Cirillo, dopo poco tempo, dovette
trasferirsi a Monaco di Baviera insieme agli altri novizi. Nel frattempo Praga venne
nuovamente occupata dagli Ugonotti, i quali, nella sistematica profanazione di chiese e
monasteri, non tralasciarono di fare irruzione pure nel convento di Santa Maria della
Vittoria.
La statuetta del Santo Bambino - dopo aver avuto
le mani mozzate - venne gettata in un mucchio di rottami e spazzatura.
Nel ciarpame il Gesù Bambino restò per sette
anni: sino al giorno in cui P. Cirillo tornando ancora a Praga ne fece ricerca e,
trovatolo, lo rese alla venerazione dei confratelli.
In uno dei momenti che frequentissimamente
dedicava alla preghiera dinanzi al suo Gesù Bambino, P. Cirillo - nel 1637 - ebbe la
convinzione di udire una voce implorante: "Abbiate pietà di me ed io avrò pietà
di voi. Ridatemi le manine mozzate dagli eretici". Quindi la voce aggiunse
promettente: "Quanto più voi mi onorerete tanto più io vi favorirò".
Dopo non poche difficoltà - dovute soprattutto
alla situazione di indigenza dei Carmelitani di Praga - P. Cirillo riuscì a far sì che
la statua del Santo Bambino fosse restaurata ed anzi avesse un'apposita cappella,
benedetta il 14 gennaio 1644.
Intanto le grazie celesti, nonché i miracoli
che andarono verificandosi in seguito a preghiere rivolte al Santo Bambino, diventarono
ben numerosi e si imposero all'attenzione. Persino l'imperatore Ferdinando III si recò a
Santa Maria della Vittoria in pellegrinaggio di ringraziamento per i benefici che ritenne
d'aver ottenuto da Gesù Bambino. Come pure - più tardi - l'imperatrice Maria Teresa.
Toccò alla chiesa di Solnitz, presso Reichenau, il privilegio della prima riproduzione -
una scultura in legno - del Santo Bambino, nel 1647, a ricordo delle particolari grazie
ricevute dai Carmelitani Scalzi e dalla popolazione del luogo.
Il 26 luglio 1651 la prima approvazione
ufficiale della devozione al Santo Bambino di Praga. Il Superiore Generale dell'Ordine dei
Carmelitani Scalzi, P. Francesco del Santissimo Sacramento, in occasione della visita
canonica compiuta al convento di Santa Maria della Vittoria, stilò un decreto, con il
quale non solo riconosceva la legittimità e la ortodossia della devozione praghese, ma
dava permesso ed esortazione a diffonderla.
E Gesù Bambino di Praga fu solennemente
incoronato, per le mani del vescovo ausiliare mons. Giuseppe de Corti, la domenica 4
aprile 1655. Quindi, l'anno successivo, la statuetta ebbe nuova collocazione in una
cappella attigua alla chiesa di Santa Maria della Vittoria, allo scopo di permettere
l'afflusso dei numerosi fedeli che pellegrinavano in venerazione del Santo Bambino. Ma
pure tale sistemazione si sarebbe rivelata non adeguata.
Quando, il 4 febbraio 1675, P. Cirillo
mori, la devozione, di cui s'era fatto indefesso promotore, aveva già una storia
documentata di soprannaturali interventi, ad ogni livello. La storica traslazione del
Gesù Bambino sull'altare apposito in Santa Maria della Vittoria si effettuò il 13
gennaio 1741.
Là, su quell'altare - il secondo a destra - il
Santo Bambino di Praga sta ancor oggi. Mentre la chiesa - per decreto del card. Giuseppe
Beran - ha ora il titolo di Santa Maria del Bambino Gesù di Praga.
Da Praga la devozione si diffuse in Europa e nel
mondo. L'antica impostazione teresiana dell'adorazione dell'umanità di Gesù Bambino si
concretizzò in devozione al Santo Bambino di Praga. E le riproduzioni della famosa
statuetta portarono la presenza del "Piccolo Re" in ogni comunità carmelitana.
Arenzano
L'affermazione ufficiale in Italia di questa
devozione è opera dei padri Carmelitani Scalzi di Milano, i quali la vigilia di
sant'Ambrogio del 1895, chiedono all'arcivescovo card. Andrea C. Ferrari,
l'autorizzazione di introdurla nella chiesa del "Corpus Domini" dove viene
collocata la prima effigie del Santo Bambino.
Ma il ruolo di "nuova Praga" sarebbe
toccato alla cittadina ligure di Arenzano.
Nella cappella provvisoria del convento dei
Carmelitani Scalzi - fondato nel 1889 - il priore, P.
Giovanni della Croce, il 25 settembre 1900, collocò, sotto la statua della Madonna del
Carmine, un piccolo quadro oleografico di Gesù Bambino di Praga.
Da quel giorno la venerazione dei fedeli e la
risposta soprannaturale di grazie furono tali da imporre presto la sostituzione del
quadretto con una statua - facsimile di quella praghese - che
venne donata dalla marchesa Delfina Gavotti di Savona e benedetta il 2 giugno 1902 dal P.
Giovanni della Croce.
L'inattesa affluenza di fedeli ispirò, a
brevissima distanza, l'erezione di un santuario adeguato.
L'architetto Luigi Guglielmo Ca mogli, di
Varazze, stese il progetto e - il 16 ottobre 1904 - la prima pietra del santuario scendeva
nell'apposito scavo.
Quattro anni di lavori e - il 6 settembre 1908 -
la solenne inaugurazione del tempio ligure dedicato a Gesù Bambino di Praga, con la
benedizione del vescovo carmelitano mons. Alessandro Zanecchia Ginetti.
La costruzione venne offerta simbolicamente a
Pio X, del quale ricorreva il cinquantennio di sacerdozio: un atto di delicata gratitudine
al Papa, che già con due Brevi, nel 1903 e nel 1904, aveva conferito alla devozione
formale approvazione pontificia ed accordate particolari indulgenze alla
"Confraternita del Santo Bambino Gesù di Praga" che si era costituita ad
Arenzano.
Al termine della prima guerra mondiale, attiguo
al santuario sorse il campanile, che fu inaugurato nel 1920.
Intanto la prima statua di Gesù Bambino, dono
della marchesa Delfina Gavotti, veniva sostituita da una scultura in legno poco più alta,
che tuttora si venera nel santuario.
E la stessa effigie che il 7 settembre 1924, su
decreto del Capitolo Vaticano, venne solennemente incoronata dal card. Raffaele Merry del
VaI. La corona era stata benedetta personalmente da Pio XI il 4 agosto precedente.
Il 1928 registrò la solenne consacrazione del
tempio, da parte di mons. Giacomo De Amicis, vementre Pio XI conferì il titolo di
"basilica minore", con "tutte le prerogative, onori, privilegi, indulti,
annessi alle chiese di tal titolo e che per diritto O per consuetudine competono".
Negli anni successivi la generosità dei
pellegrini consentì l'esecuzione di notevoli lavori di ampliamento e decorazione del
santuario, sotto la direzione dell'architetto Giuseppe Castellucci.
La devozione a Gesù Bambino di Praga, trovò
nel santuario di Arenzano il suo nuovo epicentro: si diffuse ovunque, in ogni strato di
fedeli, ottenendo non poche e non trascurabili grazie, talora autentici miracoli. Un
autorevole consuntivo, in proposito, venne fatto dal card. Dalmazio Minoretti, arcivescovo
di Genova, quando - il 5 settembre 1937 - diede la benedizione alla colonna eretta sul
piazzale antistante il santuario a ricordo del terzo centenario della promessa di Gesù
Bambino al venerabile P. Cirillo: "PIÙ VOI MI ONORERETE, PIÙ IO VI FAVORIRÒ".
Nel 1962 fu deciso un ulteriore ampliamento del
tempio di Arenzano, allo scopo di consentire una maggiore e più funzionale ricettività
del crescente afflusso di pellegrini. Il progetto - affidato all'architetto Sandro
Bigliani e all'ingegner Renzo Canobbio - ebbe completa realizzazione nel 1966.
L'inaugurazione delle nuove opere vide la presenza e la benedizione dell'arcivescovo di
Praga, il card. Giuseppe Beran.
Il 31 agosto 1968 il Santuario venne
riconsacrato dall'arcivescovo di Genova, card. Giuseppe Siri che, nel 1924, aveva
partecipato, da chierico, alla cerimonia della solenne incoronazione. E lo stesso
cardinale ha presieduto, il 1 settembre 1974, le celebrazioni liturgiche in occasione del
cinquantesimo anniversario dell'incoronazione. Artisti contemporanei, nei vari momenti
dell'esistenza del santuario, hanno contribuito, con le loro opere, al suggestivo richiamo
del tempio. Gesù Bambino ha un trono degno.
L'antico Carmelo rivive e rifulge su questa
sponda dello stesso mare: nuova oasi della spiritualità di santa Teresa di Gesù. |